Recensione dello Stadio di San Siro di Milano  


Stiamo parlando di una leggenda: qualcosa che va oltre le tonnellate di cemento e ferro della struttura che chiamano Stadio di San Siro.
Per me – interista lo confesso, ma capace anche di apprezzare lo stupendo gioco messo in mostra dal Milan del’era Berlusconi – è poi anche qualcosa che legata a teneri ricordi.
La prima volta che ci ho messo piede è stato molti decenni fa (gli interisti saranno in grado di capire di che anni parliamo); mi teneva per mano mio padre, avevano appena costruito il primo anello, non ricordo la partita, ma mi ricordo di Skoglund e Lorenzi. E lì decisi che nel campetto sotto casa avrei giocato solo all’attacco (o centravanti o ala destra, il piede sinistro a me serviva solo per camminare e correre…).
Poi sono cominciate le stagioni da abbonato, e la partita allo stadio veniva addirittura prima delle ragazze: mi ricordo che una l’ho perfino lasciata (sarebbe meglio dire: abbandonata) prioprio sulle gradinate, dopo una sconfitta dell’Inter.
Capirete facilmente perché sono fortemente contrario alla costruzione di un nuovo stadio, anche se mi dicono che economicamente sarebbe più conveniente…
Ma può una questione di mera economia avere la meglio sui sentimenti?
A prescindere dai sentimenti e dai ricordi, io San Siro lo trovo veramente bello.
Una cosa incredibile, visto che è venuto su a rate: prima il campo con le tribune, poi il secondo anello, infine il terzo con le coperture e le scale a colonna. Mi piace veramente, resto estasiato ogni volto che me lo trovo davanti.
Rischia grosso il nuovo progettista, difficile fare meglio, ma sopratutto difficile ricreare l’atmosfera che vi si respira: non solo è un gioiello, ha anche un’anima.
Anzi due: l’anima nerazzurra e l’anima rossonera.
Addirittura una terza – quella semplice milanese – per quando ci gioca la Nazionale.
Vi sembra poco?
E la storia? Dove la mettiamo la storia delle due squadre edei suoi campioni? Qualche altro Stadio può vantare tanta storia? Tanti trionfi? Anche tante delusioni, vero, ma sempre mitigate dalla forza che la tradizione di così tante e importanti vittorie riesce a trasformare in aspettativa di nuove sicure conquiste.
Questo è San Siro.
Adesso possiamo anche parlare della costruzione.
Intanto San Siro sorge in una zona di prestigio, a suo tempo appositamente dedicata allo sport. Ci sono i campi riservate all’equitazione, sia gli anelli del trotto che quelli del galoppo e la vasta area destinata alle scuderie e all’allevamento dei cavalli.
Confinante c’è il Lido di Milano: non una semplice piscina, ma un vero e proprio laghetto degno quindi di chiamarsi Lido, attorniato dai campi di tennis, dal Palazzetto dello Sport, riservato al Basket, alla Pallavolo e ad ospitare eventi sia sportivi (anche di discipline diverse che di musica e spettacolo)
Ricordo che a suo tempo fu costruito anche un Nuovo Palazzo dello Sport.
Bellissima costruzione destinata anche ad ospitare gare di Ciclismo su pista, Atletica indoor, Ginnastica, Tennis (ci ho visto il grande John Mc Enroe) e ancora eventi.
Purtroppo miseramente crollato sotto il peso del
ghiaccio creatosi dopo una nevicata quella volta veramente esagerata, ma forse non imprevedibile: forse vittima più degli errori dei progettisti e/o dei materiali usati per la costruzione che dell’abbondante nevicata.
Il nuovo San Siro (lo chiameranno ancora così, pare..) sorgerà comunque nella stessa zona, probabilmente addirittura a fianco dell’attuale, nell’area a suo tempo occupata dal Palazzo crollato, e ora adibita a parcheggio. E sarà ancora condiviso dai due club milanesi.
Dovesse esserci un referendum io comunque voterei per il riadattamento dell’attuale costruzione.
Ma non ci sarà referendum, e staremo a vedere cosa ci proporranno: alla fine potrebbero anche sorprendere i vecchi nostalgici legati alle tradizioni.
L’attuale Stadio è diviso per settori ben precisi, che principalmente ricalcano i tre livelli di costruzione.
La prima costruzione data 1926, e fu avviata dal Presidente della Associazione Calcio Milan, l’imprenditore milanese Piero Carlo Pirelli che lo costruì a sue spese (ora Pirelli è lo sponsor dell’Inter..).
In quel primo stadio, fino al 1945, ci giocò solo il Milan (che peraltro ci perse il suo primo derby giocato lì, con un pesante 6 a 3).
L’Internazionale, poi Ambrosiana Inter continuò a giocare all’Arena Civica a Parco Sempione: la rivalità cittadina è una tradizione.
Il successo di pubblico che riscuoteva lo sport del calcio già in quegli anni convinse il Comune di Milano ad acquistare dalla Pirelli lo stadio nel 1935, e a fare i necessari lavori di ampliamento nel ’37.
Furono raccordate le tribune dei quattro lati con la costruzione delle curve, furono ampliati alcuni spazi e riorganizzata la parte di servizio.
Con l’occasione San Siro cessò di servire anche le vicine piste dell’equitazione (alcuni locali erano adibiti addirittura a scuderie e fienili…).
Finita la seconda guerra mondiale e ritornata una quasi normalità, anche l’Inter decise di giocare nello stadio di San Siro, ormai di proprietà comunale, ma soprattutto con una capienza che era passata dagli iniziali 35.000 posti a circa 50.000.
Ma il calcio nel frattempo era diventato lo sport più popolare e più visto, e il Comune decise un ulteriore ampliamento di San Siro, avviando la costruzione del secondo anello. Pretese dall’impresa che assunse i lavori che questi non interferissero con la normale attività del campionato e soprattutto non durassero più di un anno.
Il nuovo Stadio fu inaugurato nel 1953 e questa volta aveva la stupefacente capienza di 85.000 spettatori.
Ovviamente su semplici gradinate di cemento; una certa comodità fu riservata ai giornalisti con una tribuna stampa di cento posti.
Lo stadio fu diviso in settori precisi.
Il secondo anello, denominato Popolari, aveva un prezzo molto conveniente per consentire l’accesso a tutti.
La parte bassa -il primo anello – fu diviso in settori per censo: opposta alla Tribuna centrale numerata e alla Tribuna d’Onore posta soprafu posizionata la zona Distinti, che benché con la stessa visuale delle più care tribune non offrivano comodi sedili, ma duro cemento (come i Popolari).
Assieme a sciarpe, berretti e maglie all’esterno si vendevano quindi anche economici cuscini di carta.
Ma la novità più importante fu introdotta poco dopo – nel 1957 – con il primo impianto di illuminazione notturna adottato in Italia (finanziato solo dal Milan).
Il Comune di Milano si impegnò anche a migliorare il trasporto pubblico per accedere allo stadio, aggiungendo linee tranviarie e filoviarie, modificando ed allungando i percorsi delle linee preesistenti; il servizio pubblico si completò infine con la costruzione della fermata a Piazzale Lotto della Metropolitana Milanese.
I Campionati del Mondo di Calcio assegnati nel 1990 all’Italia furono l’occasione per migliorare i principali stadi italiani: per San Siro fu l’aggiunta dello spettacolare terzo anello. Un progetto altamente innovativo (offerto ancora una volta dal Milan…) che anziché appoggiare la nuova struttura sulle preesistenti costruì l’anello in cemento appoggiandolo su quattro enormi colonne, con anche la funzione di scalinata per il flusso e deflusso degli spettatori.
A sua volta l’anello poggiato sui piloni sosteneva una struttura in ferro e metacrilato che garantiva la copertura di tutti i posti a sedere garantendo anche una buona illuminazione solare del terreno, non limitandola alla sola apertura quadrata centrale.
Anziché puntare all’incremento dei posti a sedere – ormai sufficiente ad ospitare tutti i tifosi, con la sola eccezione forse dei Derby, nonostante la concorrenza delle televisioni a pagamento – in occasione dei Mondiali si è puntato a migliorare il confort, dotando le gradinate di posti a sedere per tutti, e migliorando tutti i servizi accessori.
Ora lo stadio è tra i migliori in Italia e anche in Europa non è messo così male.
Ma stiamo a vedere il progetto del nuovo.
Infine una nota di colore: abbiamo parlato fino ad ora di Stadio di San Siro; in effetti da anni lo Stadio è stato dedicato al famoso calciatore Giuseppe Meazza (grande centravanti nato, cresciuto e affermatosi nell’Inter, ma che ha giocato a fine carriera anche con il Milan).
Una dedica che dovrebbe mettere tutti d’accordo anche se l’abitudine al nome San Siro (che identifica anche il quartiere) è forse alla base di questa scelta. Solo i giornalisti sportivi, alla perenne ricerca di sinonimi per non ripetere sempre le stesse parole nelle loro cronache e telecronache lo chiamano indifferentemente San Siro, Meazza, Giuseppe Meazza, stadio milanese, stadio dell’Inter, stadio del Milan, stadio delle milanesi.
In effetti dovremmo chiamarlo Stadio Giuseppe Meazza a San Siro…
Forse il nuovo stadio risolverà il problema.
Ahi, ahi, ahi: il nuovo stadio comincia a piacermi….